Lo smart working oltre l'emergenza

Nelle ultime settimane il Governo ha introdotto alcune procedure semplificate di accesso allo smart working (o lavoro agile) previste nel  decreto DPCM del 1 marzo 2020 per i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, attivi sul territorio nazionale. Si tratta di un tentativo per contrastare la diffusione del virus COVID-19 e, nello stesso tempo, per contenere le ripercussioni economiche derivanti dalla chiusura degli uffici.

Con l’esplosione della pandemia, circa 550 mila lavoratori sono stati “costretti” a lavorare da casa contribuendo ad accelerare un trend crescente di adozione dello smart working registrato già a partire dalla sua regolamentazione (Legge n. 81/2017). Si stima inoltre che otto milioni di lavoratori potranno essere coinvolti in diverse forme di lavoro agile una volta terminata l’emergenza.

Come hanno reagito le imprese e i loro dipendenti a questo lavoro “forzato” a casa?

Anche se i dati raccolti finora non consentono di fornire un quadro esaustivo del fenomeno, emerge sin da subito come le aziende che già avevano pianificato di adottare lo smart working o avviato progetti pilota, si siano trovate più preparate all’improvvisa transizione al lavoro agile, mentre le altre si siano dovute velocemente “attrezzare” per garantire la continuità nelle attività.

Per alcune di queste realtà e, in particolar modo per la Pubbliche Amministrazioni e le Piccole e Medie Imprese, la sperimentazione di quello che è regolamentato come smart working ha rappresentato un’opportunità per valutare i limiti degli schemi culturali esistenti, basati sulla visibilità e la presenza dei dipendenti in ufficio. Si tratta di un cambiamento in emergenza, agevolato dalle numerose soluzioni tecnologiche finalizzate alla comunicazione e collaborazione in ambiente digitale, alcune delle quali messe gratuitamente a disposizione da aziende nell’ambito dell’iniziativa “Solidarietà Digitale” promossa dal Ministro per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione. Emerge con chiarezza, tuttavia, la necessità di ripensare all'adozione dello smart working in maniera strategica una volta rientrati nella normalità, superando l’approccio contingente adottato per far fronte all’emergenza.

Anche dalla prospettiva dei lavoratori, sarebbe opportuno condurre un'analisi dei benefici dello smart working una volta conclusa l’emergenza e rientrati alla normalità. Nella maggior parte dei casi, infatti, siamo di fronte ad una sorta di telelavoro domestico "forzato", più che uno smart working vero e proprio: i dipendenti non possono decidere quali giorni ricorrere al lavoro agile, lavorano esclusivamente a casa e, generalmente, sono tenuti a rispettare fasce orarie di lavoro prestabilite. In aggiunta, sebbene essi stiano verificando i benefici della riduzione dei tempi e costi degli spostamenti casa-lavoro, lo stato di paura e tensione emotiva, combinati con il prolungato divieto di uscire dalle proprie abitazioni, non consentono di valutare in maniera oggettiva l’esperienza di lavoro a distanza.

Le ricerche economiche e sociali ricopriranno un ruolo essenziale per la comprensione di questo fenomeno. Ciò che possiamo aspettarci è che, rientrati nella normalità, l’eco-sistema delle imprese si comporti come un “sistema adattivo complesso” transitando verso modelli organizzativi “smart” in cui le gerarchie verticali e la rigida burocrazia sono sostituiti da strutture più orizzontali ed informali, in un processo di cambiamento verso il lavoro agile ormai avviato e irreversibile. Nel gestire il processo di cambiamento, saranno improcrastinabili gli investimenti nelle tecnologie abilitanti per lo smart working. Tuttavia, le Risorse Umane giocheranno un ruolo centrale per supportare i necessari cambiamenti nelle pratiche manageriali (es. stile di leadership) e nei comportamenti dei lavoratori (es. job autonomy). Non da ultimo, laddove possibile sarà importante  valutare il re-design dei luoghi di lavoro, affinché questi possano rispondere alle specifiche esigenze dello smart worker (es. esigenze di socializzazione).

 

Per saperne di più:

Errichiello L., Pianese T., Adottare lo smart working in azienda: alcune linee guida, in "Spremute digitali", 27 dicembre 2017, <http://www.spremutedigitali.com/adottare-lo-smart-working-in-azienda-linee-guida/>

 

Luisa Errichiello e Tommasina Pianese (CNR-ISMed)

Luisa Errichiello e Tommasina Pianese si occupano da molti anni di cambiamenti organizzativi derivanti dall’implementazione di modelli di lavoro in remoto, tra cui lo smart working.

Con un approccio analitico processuale, le ricerche combinano la prospettiva dei manager e quella dei lavoratori per comprendere i meccanismi del cambiamento e gli impatti prodotti a livello individuale, di gruppo e organizzativo.

 

Hanno pubblicato numerosi articoli sullo smart working su riviste scientifiche e di divulgazione, tra cui:

Errichiello L., Pianese T. (2019), Toward a theory on workplaces for smart workers, Facilities, 38 (3/4), pp. 298-315.

Errichiello L., Pianese T. (2018), Smart Work Centers as “creative workspaces” for remote employees, Journal of Experimental Innovation, vol. 2, pp. 14-21. https://pdfs.semanticscholar.org/e453/29674c0b0908eba007b77f1688043511ef95.pdf

Errichiello L., Pianese T. (2016), Organizational Control in the Context of Remote Work Arrangements: a Conceptual Framework, in Widener S., Epstein M., Verbeeten F. (eds), Performance Measurement and Management Control: Contemporary Issues, vol. 31 Series “Studies in Managerial and Financial Accounting”, pp. 273-305, Emerald group Publishing.

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