I limiti alla circolazione nei porti al tempo delle epidemie

Per combattere le malattie epidemiche oltre alle cure é indispensabile ricorrere a misure di sicurezza, prevenzione e quarantena per la circolazione terrestre e marittima. Ma come si controllano i porti? Come si accerta la provenienza della nave? Su quali basi si prescrive un obbligo di quarantena?

 

 

 

 

 

Anche per le vie di mare si procede in maniera analoga a quanto accade per la terraferma, dove si può negare il diritto di “praticare” con altri qualora si dichiari la provenienza da luogo in cui è in atto un contagio. Per il controllo delle imbarcazioni uno degli strumenti utilizzati è la Libera Pratica Sanitaria (LPS) rilasciata dall’Ufficio di Sanità Marittima - oggi anche in breve tempo per email o via radio - per autorizzare sbarchi e imbarchi, oltre che operazioni di tipo commerciale, sulla base di una serie di informazioni preziose sullo stato di salute dell’equipaggio, sulla provenienza della nave, sulla sua destinazione. Recentemente, considerato il quadro epidemiologico internazionale relativo al Coronavirus, il Ministero della Salute ha richiesto alle Capitanerie di Porto di controllare che ogni nave, indipendentemente dalla provenienza, nazionale o internazionale, sia in possesso della LPS corredata da: dichiarazione marittima di sanità; copia del certificato di esenzione dalla sanificazione; lista dei passeggeri e dei membri dell’equipaggio; elenco dei porti toccati negli ultimi 14 giorni.

Queste "patenti sanitarie" non sono affatto una novità. Sono infatti state utilizzate fin dal tempo della peste, fino al primo Ottocento, e poi del colera quando le pandemie facevano registrare milioni di morti. Erano una sorta di passaporto che consentiva - o talvolta impediva - le operazioni di sbarco e imbarco. Se la nave proveniva da un luogo sospetto o infetto, ad esempio, veniva rilasciata una patente cosidetta “sporca", che costringeva la nave ad una quarantena. Nei casi più gravi questi periodi di isolamento delle imbarcazioni potevano consistere fino a quaranta giorni di isolamento da trascorrere sulle navi o in luoghi appositamente creati, baracche temporanee o strutture più complesse come i lazzaretti. Le condanne per i trasgressori erano durissime e prevedevano diverse misure, fino alla condanna a morte.

Ancora fino agli inizi dell’Ottocento molte di queste patenti sanitarie, prodotte in ogni Stato, erano ricche di informazioni e spesso anche di splendide illustrazioni, tanto da assumere le caratteristiche di vere e proprie opere d'arte. Patenti del Regno di Napoli sono reperibili presso diversi archivi di stato e biblioteche, come quella rilasciata a Napoli il 5 luglio 1787 e custodita nella Biblioteca San Raffaele dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Sul documento sono chiaramente visibili i segni di una disinfezione, che solitamente veniva effettuata all'arrivo delle imparcazioni. Una incisione mostra al centro San Gennaro e la Vergine di Costantinopoli, protettori della città; ai lati lo stemma della città e del Regno e, sullo sfondo, il Vesuvio fumante. Rilasciata dai Deputati della Salute, dal Magistrato di salute e dal Guardiano del porto di Napoli, questa patente attestava che la nave in questione, una speronara maltese con 8 persone di equipaggio e 4 passeggeri, aveva fatto scalo a Napoli. In quanto luogo sano la nave poteva essere accolta nel porto di Civitavecchia, dove stava dirigendosi, e ricevere quindi senza alcun timore una “libera e sicura pratica”, che ne consentiva la circolazione. Come stabilito anche in altri stati sulla "libera pratica" c’erano non solo le generalità ma anche una descrizione fisica degli uomini. La ragione era quella di evitare, nel caso di un decesso a bordo, uno scambio di persona con un clandestino non dichiarato all’imbarco: in un periodo di grande incertezza sanitaria bisognava infatti evitare il pericolo che potesse viaggiare anche chi non fosse stato sottoposto ad alcuna visita sanitaria.

 

Raffaella Salvemini, storica dell’economia, autrice di vari saggi sull’assistenza e la sanità marittima.

2017 - R. Salvemini, Il Regno delle Due Sicilie e la globalizzazione marittimo-sanitaria alla metà dell’Ottocento in Paolo Calcagno e Daniele Palermo (a cura di) La quotidiana emergenza. I molteplici impieghi delle istituzioni sanitarie nel Mediterraneo moderno, Studi e Ricerche – 3, Palermo, New Digital Frontiersp.168-203

2015 - R. Salvemini, Politiche e interventi su sanità e territori marittimi nel Regno di Napoli, su Storia urbana, a cura D. Palermo, f. 147, p.75-97. 

2009, R. Salvemini A tutela della salute e del commercio nel Mediterraneo: la sanità marittima nel Mezzogiorno pre-unitario, in R. Salvemini (a cura di), Istituzioni e trasporti marittimi nel Mediterraneo tra età antica e crescita moderna, Napoli, ISSM-CNR, 2009, pp. 259-296.

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[DESCRIZIONE ILLUSTRAZIONE ALLEGATA]

Patente di sanità (Napoli, 5 luglio 1787)

Patente di sanità (Napoli, 5 luglio 1787)
Fondo D’Agostino, Biblioteca San Raffaele, Università Vita-Salute San Raffaele di Milano

 

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