Coronavirus, peste, epidemie: il governo delle emergenze sanitarie

L'11 marzo 2020 l'Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) ha annunciato che il COVID-19 è una pandemia: siamo di fronte a un'emergenza che richiede misure severe, le quali coinvolgono paesi, istituzioni, singoli cittadini. 

Non è la prima volta che l'uomo si trova di fronte a un grave pericolo rappresentato dal diffondersi di una malattia contro la quale non si dispone di efficaci rimedi per bloccarla. E' accaduto, ad esempio, durante la peste nera medievale e in occasione delle due ondate epidemiche seicentesche che coinvolsero la nostra penisola: quella "manzoniana" del 1630 e quella del 1656, che investì i territori di Napoli, Roma e Genova.

Tutto questo, oggi come nel passato, mette a dura prova le autorità di governo, costringendole ad assumere provvedimenti drastici a tutela della popolazione. E, quando non è chiara l’eziologia di una malattia e non si sa come sconfiggerla, combatterla spesso equivale a prevenirla onde evitare il più possibile quella che, non a caso, le fonti storiche definiscono “contagio”.

La prevenzione nel passato è stata attuata attraverso diverse misure: nei lazzaretti venivano ricoverati malati e convalescenti; con i cordoni sanitari si isolavano interi centri; le quarantene - che consistevano, in genere, in quaranta giorni di totale isolamento - erano rigidamente imposte per evitare il contratto tra sani e malati; i provvedimenti di polizia erano molto severi e prevedevano misure stringenti, dall'arresto all'ordine di sparare ai trasgressori che non osservavano l'isolamento. Questo perché proprio i trasgressori rappresentavano il vero pericolo della peste, i veri “untori”, contribuendo in maniera determinante alla sua diffusione.

La storia oggi si ripete. Non perché la peste sia uguale al coronavirus, ma perché ancora una volta governare un’emergenza epidemica di tale portata rappresenta un compito estremamente difficile e complesso. Non è facile bloccare le regolari attività economiche e impedire con diverse misure di recarsi nei luoghi consueti di svago e di preghiera, convincendo la gente a stare a casa e a lavorare per via telematica il più possibile. E anche oggi i provvedimenti eccezionali, di urgenza e rigorosi, non possono ammettere eccezioni perché, se non severamente applicati, facilitano il diffondersi del contagio.

La storia delle epidemie di età moderna può, quindi, essere letta anche attraverso il difficile ruolo delle istituzioni, le scelte e le “politiche” da esse adottate, a livello centrale e locale. Ed è interessante osservare quante similitudini con le epidemie del passato presenti l’attuale emergenza sanitaria provocata dal coronavirus. Non tanto per gli studi sull'origine e sulla evoluzione della malattia, quanto per i metodi a disposizione delle autorità per governarla e contrastarla: in assenza di rimedi medici adeguati atti ad annientare il male, spesso la prevenzione resta la prima via da seguire. Per poi affrontare anche gli altri aspetti che possono derivare da tali emergenze grazie a validi provvedimenti socio-economici da adottare.

Oggi, attraverso la ricerca scientifica, si cercano modi e mezzi sempre più efficienti da affiancare alla prevenzione di queste epidemie. E forse anche la storia, ai giorni nostri tanto negletta, resta ancora un’importante fonte di conoscenza. Spiegandoci come le pandemie del passato sono state affrontate, essa può ancora offrirci un’utile lezione da affiancare agli insegnamenti forniti dalle scienze cosiddette "dure” e dai suoi laboratori. Una lezione in grado di aiutare gli organi competenti a meglio governare e fronteggiare le emergenze e la popolazione coinvolta ad acquisire una maggiore consapevolezza dei momenti di crisi che è chiamata a vivere.

Idamaria Fusco (CNR-ISMed), storica di età moderna, autrice dei volumi:

Peste, demografia e fiscalità nel Regno di Napoli del XVII secolo (Franco Angeli, Milano, 2007)

La grande epidemia. Potere e corpi sociali di fronte all’emergenza nella Napoli spagnola (Guida editori, Napoli 2017)

Per saperne di più leggi l'intervista a Idamaria Fusco sul Mattino di Napoli

 

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